La qualità è diventata uno standard. Il vero vantaggio competitivo si sposta verso servizi, dati e relazione con il cliente
Per anni le imprese manifatturiere italiane – e in generale europee – hanno costruito il proprio vantaggio competitivo sulla qualità del prodotto, sulla capacità ingegneristica e sulla personalizzazione.
È stato un modello vincente.
E, in molti settori, continua a esserlo.
Ma oggi non è più sufficiente.
Non perché il prodotto abbia perso valore, ma perché il contesto competitivo è cambiato radicalmente. La qualità, che un tempo era un elemento distintivo, oggi è diventata uno standard minimo di accesso al mercato.
Tutti fanno prodotti buoni. Molti fanno prodotti eccellenti.
E anche il digitale – sensori, connettività, piattaforme – si sta rapidamente democratizzando.
Questo significa che competere solo sul prodotto porta inevitabilmente a una pressione crescente sui margini.
Nel frattempo, stanno cambiando anche le dinamiche globali
Negli ultimi anni stiamo assistendo a una profonda riorganizzazione delle filiere industriali. Le tensioni geopolitiche, la necessità di rendere più sicure le supply chain e la crescente regionalizzazione stanno ridisegnando i modelli produttivi.
Le imprese stanno accorciando le filiere, ripensando fornitori e logiche di approvvigionamento.
Ma il cambiamento più importante è un altro.
Il valore si sta spostando sempre più verso:
- i servizi
- la gestione dei dati
- la relazione con il cliente finale
Non è più sufficiente produrre bene
Bisogna essere presenti nel momento in cui il prodotto viene utilizzato.
Perché è lì che si genera il valore.
In questo scenario, le aziende che restano ancorate a un modello product-based rischiano di presidiare solo una parte sempre più ridotta della catena del valore.
La vera domanda che le imprese devono iniziare a porsi è quindi diversa:
quanto valore riesco a generare nel tempo, dopo la vendita?
Ed è proprio da questa domanda che nasce la logica della servitization.
