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In un mercato caratterizzato da instabilità, pressione competitiva e trasformazioni tecnologiche continue, le imprese – soprattutto le PMI e le aziende familiari – si trovano oggi davanti a una sfida decisiva: innovare senza rompere gli equilibri che hanno costruito negli anni.
È questo il cuore del Salotto di Management “Impresa in doppio equilibrio”, promosso da Strategia & Controllo insieme ai partner del territorio, nato per riflettere su una domanda sempre più concreta per imprenditori e manager: come cambiare modello di business senza perdere identità, competenze e sostenibilità economica?
Oltre il prodotto: sta cambiando il modo di creare valore
Per anni innovare ha significato migliorare prodotti, aumentare efficienza o introdurre nuove tecnologie. Oggi non basta più.
La vera trasformazione riguarda il modo stesso in cui l’impresa crea valore, genera ricavi e costruisce la relazione con il cliente.
L’evoluzione dell’Industry 4.0, dell’Internet of Things, dei dati e dell’intelligenza artificiale sta spingendo molte aziende manifatturiere verso modelli sempre più orientati al servizio. Non si vende più soltanto una macchina, ma un risultato. Non si offre più solo un prodotto, ma una performance continua nel tempo.
È il paradigma della servitizzazione digitale.
Gli studi del professor Roberto Grandinetti e dei professori Marco Paiola e Francesco Schiavone mostrano come le tecnologie digitali stiano trasformando profondamente i modelli di business delle imprese manifatturiere italiane, aprendo la strada a formule basate su servizi evoluti, monitoraggio remoto, manutenzione predittiva e contratti “performance-based”.
Ma il passaggio non è semplice.
L’ambidestrismo organizzativo: il doppio equilibrio dell’impresa
Uno dei concetti centrali emersi durante il Salotto è quello di ambidestrismo organizzativo: la capacità dell’impresa di muoversi contemporaneamente su due binari.
Da un lato, l’azienda deve continuare a valorizzare il business esistente, ottimizzando ciò che funziona e garantendo solidità economica.
Dall’altro, deve esplorare nuovi modelli, nuovi servizi, nuovi mercati e nuove logiche competitive.
Secondo la ricerca di Grandinetti, Paiola e Schiavone, le imprese più evolute non affrontano questa tensione scegliendo tra “vecchio” e “nuovo”, ma imparano a gestire entrambi contemporaneamente.
È qui che nasce il vero “doppio equilibrio”:
- continuità e innovazione,
- efficienza ed esplorazione,
- identità e trasformazione.
Le aziende che riescono meglio in questo passaggio sono quelle capaci di sperimentare gradualmente, spesso partendo da progetti pilota con clienti strategici, senza stravolgere immediatamente l’intera organizzazione.
Il vero ostacolo non è tecnologico
Molto spesso si pensa che il problema dell’innovazione sia legato agli investimenti o alla tecnologia.
In realtà, nelle imprese, il vero nodo è quasi sempre organizzativo e culturale.
Cambiare modello di business significa modificare competenze, responsabilità, sistemi decisionali e modalità di collaborazione. Significa anche affrontare paure, resistenze e conflitti interni.
Per questo il change management diventa centrale.
Le imprese che innovano con successo non sono necessariamente quelle che introducono più tecnologia, ma quelle che riescono a costruire una cultura capace di sostenere il cambiamento nel tempo.
Come emerge dalla ricerca, le aziende più preparate adottano un approccio evolutivo, di lungo periodo, evitando trasformazioni impulsive o guidate dalle mode del momento.
Il passaggio generazionale come occasione strategica
Un altro tema emerso con forza durante il confronto riguarda il passaggio generazionale.
Per molte imprese italiane rappresenta un momento delicato, ma anche una straordinaria occasione di ripensamento strategico.
Le nuove generazioni spesso portano sensibilità diverse: maggiore attenzione ai dati, apertura alle tecnologie digitali, visione internazionale e orientamento ai servizi.
Allo stesso tempo, l’esperienza imprenditoriale accumulata negli anni rimane un patrimonio fondamentale.
La vera sfida non è sostituire una visione con un’altra, ma integrare esperienza e innovazione, mantenendo il DNA dell’impresa mentre evolve il modello di business.
Le imprese che vincono sono quelle che sperimentano con metodo
Uno degli aspetti più interessanti emersi dagli studi presentati riguarda il comportamento delle imprese italiane più dinamiche.
Le aziende che riescono ad innovare meglio non fanno rivoluzioni improvvise.
Sperimentano.
Testano.
Creano piccoli laboratori di innovazione.
Coinvolgono clienti chiave.
Bilanciano rischio e sostenibilità.
La ricerca definisce questo approccio come una forma di “ambidestrismo contestuale”: l’innovazione viene sviluppata in modo protetto, spesso all’interno di relazioni strategiche con clienti avanzati, senza destabilizzare immediatamente il business tradizionale.
È un messaggio importante soprattutto per le PMI:
non serve distruggere ciò che esiste per innovare davvero.
La vera sfida: cambiare senza perdere identità
Il Salotto di Management ha voluto offrire proprio questo spazio di riflessione: un confronto aperto tra imprenditori, manager e mondo accademico su come affrontare l’evoluzione del business in modo consapevole.
Perché oggi la differenza non la fa chi cambia di più.
La fanno le imprese che riescono a cambiare mantenendo coerenza, equilibrio e identità.
In un’epoca in cui tutti parlano di trasformazione, la vera competenza strategica diventa capire non solo cosa cambiare, ma soprattutto come farlo senza perdere ciò che rende unica l’impresa.



