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Dalla Tassonomia UE al Green Asset Ratio (GAR) bancario

In un contesto economico globale sempre più orientato verso la sostenibilità, le normative ambientali, sociali e di governance (ESG) stanno assumendo un ruolo centrale nel definire le strategie aziendali e le politiche di gestione. Trasformare il modello di business aziendale con l’adozione della sostenibilità nelle sue diverse sfaccettature (ESG) diventa un fattore competitivo premiante perché risponde alle nuove esigenze del mercato e degli attori operanti come i clienti, fornitori, pubblica amministrazione, assicurazioni e settore bancario, più in generale settore finanziario.

La sostenibilità

La definizione di sviluppo sostenibile è contenuta nel Rapporto Brundtland del 1987. Nel rapporto dal titolo “Our Common Future” lo sviluppo sostenibile è definito come: “… quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

Da quella volta sono stati numerosi i confronti della comunità internazionale, ma possiamo dire che il 2015 è l’anno spartiacque per orientare il modello di sviluppo integrato nelle tre dimensioni da quello precedentemente conosciuto ed adottato, crescere a scapito di tutto e tutti. In quell’anno sono stati condivisi dei testi chiave per l’orientamento comune, tra cui:

– l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite e sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri,

– gli Accordi di Parigi

– l’Enciclica Laudato Sì

Come arriviamo alla normativa europea?

L’Europa ha maturato la consapevolezza di dover interrompere un sistema economico fondato esclusivamente sull’utilizzo delle risorse della Terra e socialmente discriminatorio. Nel 2020 la Commissione Europea presieduta da Ursula Von Der Leyen concepisce così il Green Deal Europeo, una strategia di crescita continentale che protegge il clima, basato su un’economia pulita e circolare con le persone al centro della transizione. Il piano è stato redatto con l’intento di trasformare l’UE in un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, garantendo che:

  • nel 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra
  • la crescita economica venga dissociata dall’uso delle risorse
  • nessuna persona e nessun luogo siano trascurati.

Il Green Deal europeo è stato concepito infatti come una bussola per garantire emissioni zero entro il 2050, rendendo l’Europa il primo continente a impatto climatico zero al mondo, nonché l’obiettivo di ridurre del 55 % le emissioni entro il 2030 rispetto al 1990.

La prima applicazione normativa arriva con l’emanazione della Legge Europea sul Clima del 30 giugno 2021. Con il regolamento sulla normativa europea sul clima l’ambizione politica di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 diventa per l’UE un obbligo giuridico.

La legge ha incluso anche un target intermedio prima dell’azzeramento definitivo entro il 2050 della riduzione del 90% delle emissioni nette di gas climalteranti nell’Ue entro il 2040.

La Tassonomia UE

Con il Green Deal Europeo l’Unione Europea dovrebbe rimanere una destinazione privilegiata per gli investimenti che creano posti di lavoro stabili e di qualità a prova di futuro, con una solida base industriale. C’è pertanto da aiutare le imprese a diventare leader mondiali nel campo delle tecnologie e dei prodotti puliti.

Il Green Deal è effettivamente un piano industriale comunitario per conseguire gli obiettivi prefissati. Come spesso accade nei piani industriali, la finanza supporta gli investimenti necessari a trasformare i modelli economici. La Commissione ha infatti mobilitato finanziamenti pubblici e privati a sostegno sia di coloro che sono più vulnerabili nella transizione pulita sia di che è maggiormente colpito dagli effetti dei cambiamenti climatici. Era necessario che anche l’altro interlocutore, il finanziatore, diventasse più sostenibile e oggettivamente capace di valutare se una attività sia o no sostenibile.

In risposta a questo bisogno l’UE ha adottato una serie di iniziative per creare un ecosistema finanziario sostenibile, ne sono un esempio il regolamento Tassonomia dell’UE, il regolamento relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari e il regolamento Indici di riferimento. Tutti elementi scritti per costruire una maggiore trasparenza e fornire agli investitori gli strumenti per individuare le opportunità̀ di investimento sostenibile.

La Tassonomia dell’UE è uno strumento di trasparenza destinato alle imprese e agli investitori, contiene criteri di prestazione chiari e soprattutto comuni per stabilire quali attività apportano un contributo sostanziale agli obiettivi del Green Deal. Questi criteri di vaglio tecnico consentono a imprese e investitori di comunicare le proprie attività̀ verdi con maggiore credibilità̀ e li aiuta a orientarsi nella transizione in corso. Non sono quindi le imprese a dover definire autonomamente i propri concetti di sostenibilità, ma è il regolatore a fornire una serie di definizioni, obiettivi, metriche e soglie da raggiungere. In questo modo, si concentrano gli sforzi di tutte le aziende nella stessa direzione. Le imprese che lo desiderano possono fare affidamento sulla tassonomia dell’UE per pianificare la propria transizione climatica e ambientale e reperire i finanziamenti per la transizione.

La funzione del CapEx Plan

Nel piano di transizione si inserisce la necessità imprenditoriale di redigere il Capital Expenditure (anche detto CapEx plan), uno strumento che rappresenta gli investimenti da fronteggiare in attività di natura operativa oppure in capitale fisso per acquisire, mantenere o migliorare le proprie attività in ottica sostenibile.

Un’attività potrebbe essere l’acquisto di un nuovo macchinario, un’attrezzatura, un impianto fotovoltaico, la costruzione di nuovi stabilimenti, fino alla ristrutturazione o ammodernamento delle strutture esistenti. Questi investimenti sono fondamentali per la crescita e la sostenibilità a lungo termine di un’azienda, poiché consentono di aumentare la capacità produttiva, migliorare l’efficienza operativa e mantenere la competitività nel mercato.

Nell’affrontare la spesa a questo punto l’impresa dovrebbe domandarsi se l’attività sia o meno sostenibile. Domanda a cui risponde la Tassonomia UE con l’indicazione delle soglie da rispettare perché ogni attività possa essere definita sostenibile dal punto di vista ambientale.

Green Asset Ratio

Se l’attività rientra nei criteri tecnici allora quel macchinario, quell’immobile, quell’impianto fotovoltaico è “ecosostenibile” sia per l’impresa, sia per il finanziatore. Il settore bancario dal 1 gennaio 2024 dovrà pubblicare il Green Asset Ratio (GAR), un indicatore (KPI) che monitora il rapporto tra gli asset creditizi bancari che finanziano attività allineate alla Tassonomia UE e le attività totali nel bilancio.

Il Green Asset Ratio è un indicatore fondamentale all’interno del quadro di transizione per la sostenibilità. Una banca con un GAR elevato indicherà che una parte significativa degli investimenti dell’istituto è stata destinata a finanziare progetti sostenibili, riflettendo un forte impegno verso la sostenibilità. Al contrario, un GAR basso suggerirà che l’istituto finanzia principalmente attività non allineate alla Tassonomia UE, ma non per forza non sostenibili.

Le società impegnate nella transizione con piani di CapEx conformi ai requisiti della Tassonomia Europea avranno il vantaggio di risultare agli occhi dei finanziatori meno rischiose e proiettate verso il piano di sviluppo continentale del Green Deal con la capacità di attrarre nuovi finanziamenti bancari dedicati.