Negli anni si è creata una connotazione maschile della parola leader, principalmente perché gli incarichi di spessore, che richiedono potere decisionale, fermezza e razionalità sono sempre stati associati alla figura dell’uomo, in quanto uomo, stereotipato come più duro e autoritario, complice anche una visione maschilista di determinate cariche aziendali e una società patriarcale.

 

Una ricerca dell’Osservatorio Imprenditoria Femminile di Unioncamere – InfoCamere ha evidenziato come nel 2021 le attività produttive a conduzione femminile toccano quota 1 milione e 336 mila unità, pari al 21,98% del totale delle imprese, contro il 22% del 2019, un freno dettato anche dall’emergenza sanitaria che ha colpito più duramente il tessuto imprenditoriale e produttivo femminile under 35.

Sebbene il numero di donne manager sia aumentato negli ultimi anni, la parità di genere in azienda resta ancora un miraggio. 

Diverse sono le iniziative e i progetti a sostegno della parità di genere, tra questi Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione con 17 obiettivi per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

L’obiettivo numero 5 recita: “Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze” e prevede una serie di interventi tra cui garantire piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica.

 

In questo periodo storico di grande difficoltà, dove le imprese si ritrovano a fare i conti con una situazione economica nazionale precaria e i lavoratori cercano dialogo e conforto, si è fatto spazio un altro stile di leadership, quello “al femminile”, non legato al genere di appartenenza, ma ad attitudini che vengono collegate alla sensibilità femminile, sviluppate relativamente al contesto socio-culturale e al momento storico.

 

Questo tipo di leadership al femminile è generato da un mix di skills come la consapevolezza di sé e degli altri, ottime capacità comunicative, empatia, intelligenza emotiva, gentilezza e pazienza, essenziali per garantire equità e inclusività, caratteristiche solitamente legate alla parte più sensibile della persona. 

 

Per ricominciare oggi abbiamo bisogno di uno stile di leadership al femminile, lo dicono anche i dati, un sondaggio di Life Based Value, fatto su un campione di 1500 persone, dimostra quali sono le caratteristiche più rilevanti per un leader in azienda:

capacità di condivisione, ascolto, collaborazione, conoscenza, rispetto ed empatia. 

Non esiste la ricetta perfetta, ma di seguito proviamo ad analizzare alcuni tratti che dovrebbero ad oggi essere parte integrante nello stile di leadership in azienda.

 

Empatia e Intelligenza Emotiva

L’empatia resta un tratto distintivo per un buon leader, sia dal punto di vista emotivo che operativo. Chi è in grado di mettersi nei panni degli altri e recepire al volo ciò che non viene detto ha una marcia in più, ma un leader deve anche conoscere i processi operativi e le difficoltà nelle quali può incorrere ogni membro del team.

Vestire i panni dell’operativo permette ad un leader di identificare eventuali problemi e soluzioni per guidare la squadra verso l’obiettivo comune. 

L’intelligenza emotiva è un aspetto legato alla capacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui per guidare decisioni e azioni.

Questa capacità per un leader può essere molto utile quando ad esempio viene commesso un errore che provoca malcontento e ansia.

Invece che condannare l’errore di un singolo può scegliere di valorizzarlo, coinvolgendo l’intero team per allenarlo alla risposta tempestiva e al pensiero laterale nel caso in cui dovesse imbattersi nuovamente nello stesso ostacolo. 

Un buon leader permette alla sua squadra di rischiare ed esplorare, anche di commettere errori perché solo così potrà avvenire l’innovazione e lo stimolo alla creatività.

 

Doti comunicative e condivisione

L’empatia accompagnata da ottime capacità comunicative dona al leader un senso di trasparenza e autenticità. Comunicare gli obiettivi, coinvolgere l’intero team e valorizzare le competenze del singolo sono passaggi molto importanti. Così come lo è la condivisione reciproca. 

Un buon leader deve sempre mettere al corrente il suo team delle scelte prese, dare un “perché” alle persone riduce di molto le incomprensioni e i malumori, creando coesione all’interno del gruppo. 

Viceversa il leader deve pretendere la condivisione reciproca per avere una visione d’insieme completa, deve sapere esattamente dove si trova la squadra, dove è diretta e quali passaggi deve percorrere. 

 

Attenzione e ascolto

Creare uno spazio sicuro a lavoro è il primo step per migliorare le performance aziendali. 

Quando un lavoratore si sente ascoltato e tutelato sarà più stimolato e spinto non solo dalla busta paga, bensì da un senso di responsabilità e riconoscenza nei confronti dell’impresa.

 

Gentilezza

Beh su questo non serve nemmeno soffermarsi, la gentilezza sta alla base di qualsiasi rapporto, sia esso di natura lavorativa che personale. 

La gentilezza e il rispetto sono valori che devono far parte non solo del leader, è impensabile che una figura che non valorizza la gentilezza possa essere in grado di motivare la squadra e creare unione e complicità.

 

Per concludere non esiste una leadership legata al genere, ma esiste sicuramente un modo alternativo a quello autoritario e severo che deve coesistere con una sensibilità che il mercato oggi chiede a gran voce.

Un leader si può definire tale quando è in grado di sviluppare una cultura aziendale inclusiva, che promuove la parità di genere e invece condanna le ingiustizie. 

Un leader è colui che sostiene il team, lo stimola, e supporta e studia con loro un piano di carriera per ciascuno, una possibilità di crescita. 

Scrivi per informazioni, saremo lieti di risponderti.

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