In questi giorni abbiamo sentito parlare molto di Smart Working. Come si legge nel sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali:

“Una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.”

La definizione è corretta, ma non del tutto esaustiva perché il concetto di Smart Working si allarga ad una vera e propria rivoluzione culturale dell’impresa e non si ferma a ciò che oggi molti confondono con il telelavoro, ossia il lavoro agile svolto semplicemente da casa. Ciò che sta alla base della modalità Smart Working è il cambiamento della mentalità lavorativa, con un approccio diverso dal modo di lavorare e collaborare all’interno dell’azienda.

Il termine Smart Working in queste giornate è stato utilizzato a volte in modo improprio, perché questa modalità di lavoro non può essere improvvisata dall’azienda. Sono necessari strumenti e linee guida per definire una tipologia di lavoro più Smart e deve esserci la volontà di strutturare l’operato iniziando già a monte. Ciò che deve avvenire è un ridimensionamento aziendale completo, che non viene sfoderato solamente in caso, ad esempio, di emergenza sanitaria come purtroppo sta accadendo in questi giorni.

Ciò che stiamo sperimentando in Italia oggi, si può definire per la maggior parte delle aziende telelavoro, o lavoro agile, regolato per l’appunto dalla Legge 81/2017 che pone in evidenza due punti fondamentali:

  1. La volontarietà di effettuare il telelavoro da parte di entrambe le parti.
  2. La necessità di un accordo scritto per delineare tutti gli aspetti che possono sfociare in contenziosi tra datore di lavoro e dipendente.

Ma vediamo invece quali sono i punti fondamentali per avvicinarsi e costruire una tipologia di lavoro intelligente in serenità. Giordano Milan, Consulente del Lavoro di Rovigo, ci spiega alcuni punti che risultano essere la base da cui partire:

  1. Si inizia da un cambiamento radicale dal punto di vista organizzativo e culturale dell’azienda, ridimensionando l’azienda soprattutto dal punto di vista manageriale. ll lavoratore che entra in  quest’ottica viene spinto ad agire sulla base degli obiettivi da raggiungere. Così facendo la prospettiva cambia in modo essenziale implementando la responsabilizzazione del collaboratore. La filosofia aziendale quindi modifica definitivamente la modalità di lavoro precedente, non solo quando il lavoratore opera in modalità Smart, ma anche quando si trova in azienda. Il primo step quindi è proprio la revisione della leadership, dove viene a crearsi uno stato di fiducia reciproca tra datore e dipendente, chi opera in questo modo può permettersi di restituire al lavoratore flessibilità oraria, autonomia, e nuove competenze.
  2. Il secondo passo da fare riguarda la flessibilità degli orari e dei luoghi di lavoro che vengono concordati e definiti con l’azienda, sempre in autonomia, libertà e flessibilità. Si lavora pensando sempre alla condivisione e così come vengono condivisi gli obiettivi e i risultati, viene condiviso lo spazio di lavoro virtuale. Molte volte infatti non vengono delineati i limiti fisici e orari, se non massimi, facendo leva sulla responsabilità del salariato.
  3. Un altro step fondamentale nella “check list” di Giordano Milan è la valutazione degli strumenti tecnologici necessari per poter offrire al dipendente una modalità di lavoro serena, chiara e ordinata. Parte di questi strumenti possono essere il Cloud, i device portatili e i software che permettono la collaborazione online così come scrivanie e spazi di lavoro virtuali. Insomma quello che si determina è uno spazio di condivisione dove si collabora virtualmente con il team e si guarda lo stato di avanzamento dei progetti.
  4. L’ultimo pilastro per costruire una modalità di lavoro Smart include la digitalizzazione dei lavoratori, ovvero la formazione del proprio personale per implementare e acquisire le competenze richieste. Le competenze digitali in un’azienda moderna sono dunque fondamentali se la finalità è quella di mettere in atto una prassi di Smart Working.

Concludiamo ricordando che per attuare tutto ciò è necessario ridimensionare la filosofia dell’azienda, sia da parte dei vertici ma anche da parte dei salariati. Il rapporto viene solitamente regolato tramite previo accordo e contratto, in modo tale da tutelare la libertà del dipendente, ma anche le necessità dell’azienda. Così se e quando sorgessero delle problematiche, è importante per entrambe le parti avere un documento legale trasparente a cui fare riferimento che è spesso frutto di una negoziazione tra le parti coinvolte.

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Posti limitati – scadenza iscrizione 19 marzo ore 16.00

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