“Sveglia, il mondo è ammalato!”

Inizia così una coinvolgente canzone funky di Zucchero per poi continuare a domandarsi e domandare “per colpa di chi!?”.

Ecco, questa volta, come raramente accade, non stiamo cercando colpe, ma quello che stiamo cercando è una soluzione cioè un cambiamento, un punto di rottura, per poter rispondere con forza a questa crisi che ci ha sbattuto lontani da familiari e colleghi. Ci siamo attrezzati con strumenti tecnologici per sentirci meno soli e confrontarci, a rigorosa distanza di sicurezza. Chiamate, videochiamate, chat, webinar, piattaforme per cercare di trovare un nuovo assetto, una nuova normalità che ci traghetti fuori da questo incubo sanitario ed economico. 

Eravamo in realtà tutti pronti a calcolare indicatori ed indici della crisi, istituiti come unici baluardi in grado di distinguere imprese sane ed infette, dei numeri insindacabili capaci di darci notizie certe sullo stato di salute dell’impresa e la sua prospettiva di continuare l’attività. Patrimonio netto, DSCR e cinque indici freddi sui quali basare una rigorosa analisi diagnostica del nostro business per avvisarci sulla presunta o sopraggiunta crisi di impresa. Una rimanenza, perché parliamoci chiaro alla fine il patrimonio netto è l’erede di ciò che è stato nelle gestioni e scelte passate, differenze e rapporti numerici tra numeratori e denominatori su dati storici e prospettici, tutto a salvaguardia dell’impresa come soggetto indipendente dall’imprenditore, giuridicamente meritevole di tutela. Perché l’infezione dell’impresa, la sua crisi, non contagi le imprese che le stanno vicino, quelle che le ruotano intorno in quei rapporti che nel bilancio finiscono etichettati in altre rimanenze, i crediti ed i debiti. Una tutela necessaria perché l’impresa è un bene raro e prezioso di questi tempi da salvaguardare per il ruolo che svolge all’interno della vita economica e sociale di un paese e di una comunità. 

Ma questa volta la crisi è arrivata senza annunciarsi, come in realtà accade il più delle volte , senza darci il tempo di reagire, di preparaci a fronteggiarla armati di idee e innovazioni. Eppure ne avevamo mappate di molte tipologie: crisi di prodotto, crisi settoriale, crisi geografica, crisi reputazionale, solo per citarne alcune. La crisi sanitaria, però, non era prevista.  Ci ha trovati tutti impreparati e come un cazzotto in pieno volto ci ha spiazzato, ci ha disorientato lasciandoci brancolare in uno stato confusionale aspettando che qualcuno faccia qualcosa. È un nemico invisibile, ma che sta gravando sulle spalle di chi non si organizza per una risposta rapida tanto quanto la sua avanzata. Il famoso cigno nero, quell’evento poco probabile, sulla coda della distribuzione statistica, ma che quando arriva porta con sé un cambiamento strutturale.

Mi viene in mente l’articolo dell’organizzazione go-kart (puoi leggerlo qui) che incitava ad adottare un assetto basso, vicino al terreno, per sentire le vibrazioni della superficie in cui si corre e adattare di conseguenza la guida. È in questo momento che serve il go-kart, è adesso che abbiamo bisogno di un’organizzazione corta, invocata anche da Luca De Meo in un lectio magistralis incisa nella mia mente quando la paragona ad una formazione di calcio dove tutti i giocatori, difensori e portiere compresi, si sentano liberi di tirare in porta, di battere un calcio di rigore. Perché? Perché dall’8 marzo 2020 il modo di fare impresa in Italia è cambiato, per sempre. E cambierà anche nel resto del mondo a mano a mano che la pandemia correrà tra i Paesi. 

Ecco, l’8 marzo è una di quelle date che passeranno alla storia come lo fu l’11 settembre 2001. Da allora sono iniziate tutte le procedure antiterroristiche, i controlli di bagagli e passeggeri, la protezione dei piloti con cabine blindate perché la loro guida ci possa portare sani e salvi verso la destinazione scelta. 

Da oggi, se vogliamo sopravvivere nel nuovo mondo, i manager e gli imprenditori – i piloti dell’impresa – quelli sui quali grava anche normativamente l’impegno all’organizzazione, devono fare i conti con un’organizzazione diversa che si è auto-aggiornata, un vero e proprio upgrade del sistema, ed accettare il supporto della tecnologia a sostegno e sviluppo del business. 

In meno di 10 giorni abbiamo assistito a campagne di Crowdfunding per raccogliere donazioni da destinare al sistema sanitario, abbiamo sfruttato la possibilità di fare la spesa tramite una app e farcela recapitare direttamente a casa. Ne sono un esempio quelle della CRAI, della CONAD che da giorni sono intasate di consumatori pronti a fare la spesa tramite l’app e farsi consegnare le borse direttamente a casa. Anche io ho comprato prodotti gastronomici da una realtà produttiva che in meno di una settimana si è organizzata per raccogliere gli ordini via whatsapp e consegnare il prodotto a domicilio, mentre prima dovevi andare a prendertelo tu da loro. 

Abbiamo iniziato a scaricare Skype, Zoom, Cisco Meeting o TeamViewer sentendoci dei veri e propri programmatori IT solo perché sappiamo connettere tre persone insieme in conferenza, incazzandoci all’occorrenza alla comparsa della scritta ‘connessione scadente’. 

Sono cambiamenti tanto profondi nella vita quotidiana e nelle imprese che ancora facciamo fatica a comprendere, ma che in realtà abbiamo già accettato al lavoro e in privato. Io vorrò continuare anche a pandemia finita a compare la spesa dall’app, a comprare la mia birra preferita tramite whatsapp. Vorrò continuare a confrontarmi con i miei colleghi ed i clienti come in questi giorni, diventati per assurdo più produttivi del pre-emergenza. Abbiamo assorbito l’urto, ci siamo adattati al cambiamento per non restare esposti all’avanzata dell’emergenza e sarà un cambiamento tanto più profondo quanto la durata della pandemia.

Il Milan Internet Exchange MIX mostra come il traffico dati sia costantemente sopra il Terabyte da quando siamo in quarantena. Un mondo familiare e imprenditoriale scaricato sulla rete per tentare di sentirci tutti meno soli ed utili in un momento di cambiamento che non è ancora finito.  

Quello che manca ancora è la parte finanziaria. È comprendere che da domani dobbiamo ragionare a zero based budget, come se fossimo una start up neo costituita che deve fare i conti con risorse limitate da far fruttare nel miglior modo possibile.  

E allora urlo “sveglia, il mondo è cambiato!”. È cambiato il modello di business, è cambiata la finanza, è cambiata l’organizzazione, tutto all’improvviso, tutto insieme, tutto dall’8 marzo 2020.

 
Tommaso Cuzzolin, Innovation Manager e Advisor Industriale

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